Santuario della Beata Vergine del Marzale
Le origini
La chiesa si trova su un luogo usato come cimitero in età tardo-romana e nell'alto medioevo, come accadde di frequente nella pianura padana (nel cremasco a Palazzo Pignano e a Offanengo).
Alcuni rinvenimenti sporadici avevano già permesso a metà del XX secolo il recupero di alcune tombe. Purtroppo mancano a tutt'ora i dati per ricostruire con sicurezza le tipologie tombali. I materiali di corredo funerario recuperati, attualmente conservati al Museo Civico di Crema e del Cremasco, riportano al III-IV secolo d. C. e confermano l'ipotesi che dovesse trattarsi di sepolture ad inumazione.
Nel 1985 uno scavo, condotto dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia, ha permetteva l'esplorazione di altre tre sepolture che si trovavano sotto il pavimento del santuario.
Nel caso delle tre sepolture del Santuario del Marzale è stato possibile aggiungere ad una datazione perché in una tomba fu rinvenuto un braccialetto in uso presso le donne longobarde. Oggetti simili, rinvenuti in tombe dell'Italia settentrionale, permettono la datazione al VII secolo d. C.
Veduta esterna
La storia
Storicamente le origini del santuario si intrecciano con quelle della chiesa di Sant'Imerio di Ripalta Vecchia.
Infatti, nell'anno 1041 Vinizone dei Capitani di Rivoltella (l'attuale Ripalta Arpina) cedeva per lascito testamentario i propri beni, destinatarie furono due chiese di Cremona, Sant'Imerio e Santa Maria (ossia la cattedrale), lasciandoli in usufrutto alla madre Raimburga. Vinizone però, nel 1046 mutava il testamento lasciando i propri beni alla madre Rainberga, la quale, morendo nel 1051, li cedeva per testamento e definitivamente al vescovo di Cremona.
È probabile che il ripensamento di Vinizone sia dovuto al fatto che tra il 1041 ed il 1046 anziché disporre i beni preferiva impiegarli nella costruzione di due chiese con gli stessi santi titolari, la Madonna (ossia il Santuario del Marzale) e sant'Imerio, la chiesa di Ripalta Vecchia; le terre sulle quali furono costruiti i due edifici probabilmente erano di proprietà dello stesso Vinizone e costituirono i primi benefici semplici delle due chiese.
Nel 1202 il santuario fu teatro di uno storico incontro, la firma di una tregua che si inquadra negli eventi legati alle contrapposizioni tra i comuni in epoca medievale.
In un anno imprecisato tra il 1400 e il 1580 l'edificio subì un danno verosimilmente dovuto ad un eccezionale piena del Serio. Lo si desume dall'ultimo affresco interno della parete settentrionale, databile al XV secolo ed interrotto dalla parete di controfacciata, mentre gli affreschi della parete meridionale sono datati all'anno 1580 e sono perfettamente riquadrati nel perimetro del muro. Probabilmente è questa la causa della forma anomala del santuario, con il portico che corre su due lati, privo di una vera e propria facciata ed il campanile sproporzionato se confrontato con la lunghezza attuale della chiesa.
La scala santa e la cappella dell'apparizione
È anche assai probabile che la strada un tempo corresse a sera dell'edificio e che la chiesa in antico, oltre ad essere più lunga, avesse un proprio sagrato. Inoltre, non è da escludere che la cappella che ricorda l'apparizione, ora posta ai margini del terrazzamento morfologico che degrada verso il Serio, fosse un tempo allo stesso livello della chiesa. La strada, dopo il probabile crollo, fu spostata a mattina del santuario, prima a sinistra della roggia Pallavicina e dal 1587, quando fu scavata la roggia Borromea, nella posizione attuale.
Vista la precarietà della chiesa di sant'Imerio, il santuario, per un certo periodo, fu usato come chiesa parrocchiale, dal 1659 fino al 1703, anno dell'inaugurazione al culto della nuova chiesa di Ripalta Vecchia.
Negli ultimi anni del XIX secolo fu alzata la volta della cappella centrale, operazione che tuttavia, comportò la distruzione di un dipinto sul tema dell'Assunzione realizzato da Mauro Picenardi.
Caratteristiche architettoniche
Il Santuario si presenta con una semplice struttura a capanna circondata per due lati da un portico.
Si tratta di una forma architettonica molto semplice, assimilabile alle cascine del territorio con mattoni a vista, soffitto in legno, coperture con tegole in cotto.
Esterno del santuario
Il campanile si trova all'angolo posteriore sinistro e, secondo alcuni, sarebbe stato elevato ai primi del Quattrocento anche con funzioni di avvistamento e difesa. Le due campane sono datate 1783.
L'interno è rettangolare e dalle dimensioni contenute; l'aula termina con tre cappelle di fondo, delle quali solo quella di sinistra ha mantenuto nel tempo le sue forme originarie con arco a tutto sesto, pilastri semicircolari con basamento in cotto e un livello del pavimento più basso di quello attuale. Questa cappella conteneva il Compianto sul Cristo Morto ora trasferito nella cripta della cattedrale di Crema.
Sul piazzale è collocata una cappella che ricorda l'uso del piazzale, in passato, come cimitero; a fianco di essa sorge un piccolo arco che permette di accedere alla "Scala santa" che scende ai piedi della "costa" dove sorge la cappella dell'apparizione.
Il campanile
Gli affreschi
L'altare
All'altare è collocata una delle frequenti Madonna del Latte che nei secoli del medioevo e fino al concilio di Trento venivano raffigurate in numerose chiese.
La Vergine è seduta e porge il latte al Bambino che tiene sulle ginocchia; questi guarda la Madre chinata dolcemente sopra di lui, e tiene con una manina un piccolo fiore. Il gruppo prende rilievo sopra uno sfondo che finge una nicchia e, tutto l'affresco è leggermente incorniciato da una fascia decorativa rettangolare.
Quanto alla datazione del dipinto, dovrebbe ascriversi al Quattrocento (C. Alpini).
L'immagine veneratissima fu trasferita all'altare maggiore dalla cappella di destra dopo il 1659, incastonandola in una cornice di stucco barocco con due angeli cariatidi.
La mensa in scagliola con l'Assunzione è firmata da Pietro Solari e vi è riportata la data 1711.
La Madonna del Latte
La parete settentrionale
Gli affreschi della parete settentrionale sono sette e si tratta di ex-voto probabilmente disposti in ordine cronologico dai più antichi verso la cappella ai più recenti verso la parete di controfacciata, databili al XIV e XV secolo.
Il primo affresco presenta una una Madonna del Latte seduta in trono ed un Santo Ignudo, forse San Sebastiano (G. Lucchi) non del tutto integro; il secondo ripete il tema della Madonna del Latte e manca di alcune parti a sinistra ed in basso; il terzo, di dimensioni minori, si sovrappone in parte a questi due: rappresenta lo sposalizio di Santa Caterina; trattasi verosimilmente di Santa Caterina vergine e martire di Alessandria e non Santa Caterina da Siena (A. Zavaglio) ed è raffigurata con la Vergine Maria con il Bambin Gesù a destra che le porge l'anello; a sinistra vi è dipinto un giovane con cappuccio e tunica militare. I costumi sono trecenteschi ed è presente anche uno stemma, quello della famiglia Terni di Crema. Sotto questo affresco appaiono tracce di altro affresco, che perciò è di epoca anteriore.
Passando oltre la porta laterale vi sono tre affreschi non del tutto integri e rappresentano ancora il tema della Madonna del Latte e due Maestà, ossia la madonna seduta in trono con il bambino sulle ginocchia. Esisteva anche un quarto affresco di cui rimane traccia in un frammento di Santo con libro.
La parete settentrionale
La parete meridionale
Si tratta di due fasce con quattro riquadri cadauna; quelli superiori contengono altrettanti affreschi. I primi due sono i più interessanti e rappresentano: il primo una Madonna seduta in Trono con Bambino, e l'offerente inginocchiato davanti; il secondo rappresenta in due zone due opere di misericordia: dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati. Sono dotati di epigrafi che riportano la data del 1580. Gli altri due rappresentano due Grazie ricevute.
Sulla fascia sottostante solo il primo riquadro contiene un affresco, rovinato dall'apertura, vi si nota San Francesco.
La parete meridionale
Altri affreschi
Sotto il portico esterno sono rappresentate alcune stazioni della Via Crucis. i Segni della Passione e le raffigurazioni della Madonna Addolorata e San Francesco, opere settecentesche di Tommaso Picenardi (padre del più noto Mauro).
La cappella cimiteriale sul piazzale contiene sulla parete di fondo l'immagine della Beata Vergine del Carmelo col bambino e le anime del purgatorio, mentre ai lati vi sono stati dipinti Sant'Imerio vescovo (il patrono di Ripalta Vecchia) e San Sebastiano.
La cappella dell'apparizione (o Madunina da le óche) riporta sul fondo la Beata Vergine Maria con la pastorella.
La Madonna Addolorata, di Tommaso Picenardi
San Francesco, di Tommaso Picenardi
Tradizioni
In primavera si tiene una fiera annuale. Tale evento ha, probabilmente, origini spontanee e verosimilmente risalenti al XVIII secolo; in quel tempo, infatti, il santuario era luogo di predicazioni quaresimali che attiravano numerosi fedeli provenienti anche dei paesi vicini.
Quindi, fu l'afflusso di devoti, in particolare verso il termine della Settimana Santa, a stimolare l'arrivo di venditori ambulanti contribuendo a creare la "fiera".
L'uso ad allestirla il giorno di Pasqua durò fino al 1934: in quell'anno si decise di trasferirla di una settimana, ossia la domenica in albis, per evitare la concomitanza con la vicina fiera della Pallavicina a Izano.
Inoltre, ogni anno nel mese di settembre si celebra una suggestiva processione mariana serale, preceduta da una solenne messa nella chiesa parrocchiale di Ripalta Vecchia. L’origine di questa tradizione risale al 1712 e ebbe origine a seguito di un voto per la protezione che diede la Vergine del Marzale contro una forma di peste bovina.
Bancarelle sul piazzale